Mano che estrae un portafoglio da una tasca, immagine che rappresenta il fenomeno dei furti e la mancata denuncia tra i giovani.

“Tanto non serve a niente”: perché sempre più giovani non denunciano anche se li derubano

Viviamo in un mondo in cui la paura sta prendendo il sopravvento? Perché i ragazzi di oggi non denunciano anche se li derubano? 

Negli ultimi tempi non è raro imbattersi in storie di ragazzi che, dopo aver subito un furto o un episodio di intimidazione, scelgono di non denunciare. Un ragazzo (nella stragrande maggioranza dei casi minorenne) esce, solo o con gli amici, subisce un furto e torna a casa come se nulla fosse. Spaventato, sì, ma sceglie di non chiamare le forze dell’ordine. Si tratta di situazioni che sembrano seguire quasi un copione, per quanto sono simili.

In alcuni casi, gruppi di coetanei accerchiano uno o più adolescenti, minacciandoli di consegnare loro i soldi. Una volta ottenuto quello che vogliono, si allontanano. Ma attenzione, perché in altri contesti, se non ottengono ciò che vogliono (la vittima ad esempio non ha soldi né oggetti di valore), possono ricorrere a minacce, aggressioni o forme di bullismo per intimidire la vittima.

Che cosa spinge le vittime di questi episodi a tacere, a non denunciare?

Quell’amara sensazione che “tanto non serve a nulla”

Noi di MetodoPratico abbiamo parlato con Marco (nome di fantasia), un adolescente che è rimasto vittima di un furto e che ha scelto di non denunciare.

Giovane con zaino che cammina in città, immagine utilizzata per un articolo sul rapporto tra adolescenti, furti e denunce.
Secondo alcuni osservatori, dietro la scelta di non denunciare un furto possono esserci paura, sfiducia o la convinzione che non serva a nulla.

Che cosa è successo, esattamente?

«A me e ad alcuni amici è accaduto di essere accerchiati da un gruppo di ragazzi, mentre passeggiavamo per la nostra città. Ci hanno preso gli zaini e strappato di dosso oggetti personali e di valore. Ci hanno inoltre portato via dei soldi, ma abbiamo deciso di non denunciare».

Perché? «Avevamo paura che ci mettessero un’etichetta addosso e che ovunque andassimo, dato che viviamo in una piccola città, ci riconoscessero e continuassero a bullizzarci». 

Dalle parole di Marco emerge un aspetto che va al di là della perdita economica subita. Per molti giovani essere derubati significa sentirsi vulnerabili e umiliati. Raccontare quanto accaduto può portarli a rivivere quel momento più volte, perché bisogna dirlo a genitori, forze dell’ordine, amici.

Paura delle conseguenze

Quando si viene derubati subentrano altri timori: succederà ancora? Denunciare servirà oppure peggiorerà la situazione? La paura di ciò che potrebbe accadere di nuovo prende il sopravvento, assieme al timore di essere riconosciuti e di essere presi di mira di nuovo.

Una domanda che riguarda tutti

Forse la vera domanda non è perché i ragazzi scelgano di non denunciare, ma perché i giovani sono convinti che denunciare non serva? Se dietro questa convinzione ci sono timori, sfiducia o senso di isolamento, allora è un problema che riguarda tutti noi. Perché una società in cui i ragazzi smettono di credere nell’utilità di chiedere aiuto è una società che dovrebbe davvero fermarsi a riflettere.

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