Procrastinazione: cosa significa e perché continuiamo a rimandare? Scopri le cause e le strategie pratiche per smettere di procrastinare.
Procrastinazione: qual è il significato di questa parola? Molto probabilmente lo hai fatto tante volte senza neanche accorgertene, ossia hai la tendenza a rimandare un’attività o una decisione, anche se sai benissimo che non farla, comporterebbe conseguenze negative. Procrastinare e pigrizia, però, sono due cose diverse. Dietro la tendenza a procrastinare possono esserci la paura di fallire, il perfezionismo, la difficoltà a iniziare un’attività percepita come troppo impegnativa o semplicemente il desiderio di evitare qualcosa che, in quel momento, ci provoca disagio.
Vediamo cosa significa davvero procrastinare, perché lo facciamo e soprattutto quali strategie possono aiutarci a smettere.
Procrastinazione: significato
La procrastinazione è la tendenza a rimandare un impegno, una riunione, un viaggio, un incontro, un pagamento, un esame, un’interrogazione o altre faccende spostandole (persino continuamente) da un giorno all’altro. L’intento? Prendere tempo o anche non fare ciò che si dovrebbe, a seconda dei casi.
Immagina che qualcuno ti contatti per una traduzione dall’italiano all’inglese. Il tuo livello è B2 e non C1, ma con le traduzioni te la cavi e così accetti, senza guardare neppure la mole di lavoro. A un certo punto, capisci di non essere in grado di svolgere il lavoro richiesto e inizi a rimandare, per guadagnare tempo, cercando una soluzione adatta.
O ancora, hai un evento a cui partecipare e ti chiamano per fare le prove. D’improvviso ti rendi conto che non te la senti di esibirti, e inizialmente rimandi le prove, per poi arrivare anche a cancellare la tua partecipazione.
In sostanza, procrastinare significa rinviare qualcosa che sappiamo di dover fare, spesso scegliendo un sollievo o un’alternativa più piacevole nell’immediato nonostante le possibili conseguenze future.
Procrastinare significa essere pigri?
No, procrastinare non è un sinonimo di pigrizia: significa rimandare qualcosa che sappiamo di dover fare, anche se siamo consapevoli che questo rinvio potrebbe danneggiarci. A volte ci si sente anche in colpa o sotto pressione per questo, mentre in altri casi non si fa neppure caso al fatto che lo si sta facendo, «perché è naturale rimandare se non si ha temporaneamente voglia», mi ha detto una persona che ho intervistato in proposito.

Di solito chi procrastina tende a rimandare perché ha paura di fallire, e magari non si presenta a un esame importante, a un’interrogazione, a un’audizione, o continua a rimandare una consegna perché vuole che sia perfetta. Attenzione a non cadere in questo autosabotaggio mentale, che se cronicizzato può diventare una vera e propria “gabbia”, con idee parassite correlate.
Ma c’è un altro meccanismo che è interessante passare sotto un’immaginaria lente di ingrandimento. A volte la distrazione può innescare la procrastinazione. Immagina di studiare o dover finire un lavoro entro una certa ora. Proprio in quell’istante, ecco una notifica. La apriamo e rispondiamo al messaggio, perdendo concentrazione.
Quando ci lasciamo tentare dalle lusinghe delle notifiche o dal fare cose diverse da ciò che dovremmo fare, lo facciamo perché vogliamo evitare di affrontare il compito da svolgere.
Ci sembra la cosa più naturale del mondo: preferiamo la gratificazione immediata a un’attività che porta un certo sforzo, fisico o mentale.
È quasi come se il cervello dicesse: «Perché affrontare questo disagio adesso, quando posso fare qualcosa di più piacevole?». Il sollievo, però, dura poco: il compito rimane lì e spesso dovremo affrontarlo più tardi con meno tempo e ancora più pressione.
Perché procrastiniamo? Le cause principali
A questa domanda voglio rispondere citando una donna che mi ha detto che lei preferisce procrastinare, «semplicemente perché non ho alcuna voglia di fare». Un altro intervistato mi ha risposto che procrastina perché è pigro, e fino all’ultimo spera di evitare ciò che non vuole fare. Un’altra persona mi ha risposto dicendomi di essere «pigra», ragion per cui «per darmi da fare ci devono essere delle ragioni che mi stimolino».
Questo è molto interessante perché mostra quanto sia rischioso affidare l’azione esclusivamente alla motivazione. Mi spiego meglio: non si può basare la propria disciplina solo sulla motivazione, in quanto troppo volatile.
Poniamo il caso che oggi io abbia una gran voglia di andare a correre, perché ho deciso di perdere peso e tornare in forma. Decido di correre per una settimana e ogni mattina, puntuale, lo faccio. Sembra tutto fantastico, perché sono motivata. Ma se aspetti di avere sempre motivazione, prima o poi arriverà il momento in cui il castello di carte che ti sei costruito, crollerà. Non solo smetterai di correre, ma potresti persino riprendere peso, ricominciando anche a procrastinare.
Quello che è interessante notare è come le persone confondano la procrastinazione con la pigrizia, quando, come detto qualche riga più sopra, sono due cose differenti.
Una persona mi ha rivelato che procrastina «per paura», un’altra che già al solo pensiero di dover compiere una determinata azione per “dovere”, ha voglia di procrastinare. Molti hanno sottolineato il fatto che procrastinano quando non hanno voglia di fare, e quindi per pigrizia.
Le risposte che ho raccolto sono interessanti proprio perché mostrano quanto sia facile confondere la causa della procrastinazione con il modo in cui la percepiamo. Dire «non ho voglia» descrive perfettamente quello che sentiamo in quel momento, ma non necessariamente spiega perché scegliamo di rimandare.
La mancanza di motivazione può certamente favorire il rinvio. Il problema nasce quando aspettiamo di sentirci motivati prima di agire. La motivazione cambia: oggi possiamo avere una gran voglia di fare qualcosa e domani non averne affatto.
Quando ciò che devi fare ti mette a disagio
C’è chi procrastina perché immagina «tempi e luoghi più opportuni, anche se so che quel che si sogna non sempre si realizza». Da questa frase emergono diversi aspetti che vale la pena analizzare: si procrastina non solo per paura di fallire, perfezionismo, stress, ma anche perché il compito da svolgere crea disagio.
Succede molte volte nella vita, ma continuare a rimandare può solo peggiorare le cose. Come fare, dunque, per smettere di procrastinare?
Come smettere di procrastinare?
Uno dei consigli che molti esperti danno, quando si tende spesso a rimandare i propri compiti, è quello di smettere di pensare e passare all’azione. Si passa troppo tempo a rimuginare, esitare, pensare troppo. L’azione riduce i pensieri, soprattutto quelli parassiti, e rende concreti i propri propositi.
Strategie pratiche per smettere di procrastinare
Stai rimandando qualcosa proprio adesso? Prova così:
1. Prima azione concreta: fai un’azione minima
Non pensare a tutto quello che devi portare a termine. Chiediti: qual è la prima cosa che posso fare adesso? Aprire il documento, scrivere tre righe, preparare il materiale, fare una telefonata. L’obiettivo iniziale è cominciare.
2. Non attendere di avere voglia o essere motivato
La motivazione oscilla continuamente. Se aspetti il momento in cui ti sentirai pronto, energico o ispirato, rischi di continuare a rimandare. Decidi quando iniziare e comincia anche se non sei motivato.
3. Rendi più difficile distrarti
Se sai che il telefono ti distrae, allontanalo. Disattiva le notifiche, chiudi le schede che non servono e lascia davanti a te soltanto ciò che ti occorre per il compito. Se necessario, spostalo proprio da un’altra parte.
4. Datti un tempo
“Lo faccio dopo” non decide nulla. “Alle 15:00 apro il documento e lavoro per 20 minuti” trasforma un’intenzione vaga in un’azione concreta.
5. Chiediti che cosa stai davvero evitando
Potresti temere di sbagliare, di non essere all’altezza, di essere giudicato o semplicemente di affrontare qualcosa di spiacevole. Capire che cosa stai evitando può aiutarti a interrompere il rinvio.
Se non sai da dove iniziare, scegli un’azione che richieda meno di cinque minuti e falla subito. Non devi risolvere tutto adesso. Devi soltanto rompere il meccanismo del “lo faccio dopo”.
Quando si procrastina, e devo dire che soprattutto in passato, mi è successo molte volte, si tende a ingigantire l’impegno che si deve portare a termine. All’improvviso la tua mente si riempie di una lista infinita di idee geniali, pur di rimandare il momento fatidico. Col tempo ho capito che dovevo iniziare anche da un piccolo passo. Un’azione minima, su cui porre il focus.
Bisogna decidere e iniziare prima dalle cose più complicate. Quando affrontiamo le nostre paure, è come se ci venisse un coraggio da giganti, una forza inattesa. Pensa al tuo primo giorno di guida: hai paura perché dalla teoria devi passare alla pratica e vedi quel mezzo a quattro ruote come la tua strada per la libertà, ma anche come un mezzo che non hai idea di come usare. E non sai se sai farlo.
Vai a lezione, può accadere che in effetti tu non sia molto bravo (ma è ovvio, non hai mai guidato!) e alla lezione successiva cominci a procrastinare a un altro giorno, talvolta un altro mese o un altro anno. Il motivo? Hai paura di non imparare a guidare bene, hai paura di essere sgridato, e tanto altro ancora.
Qualcuno ha detto che le paure devono essere superate. Vale anche per la procrastinazione.
P.S.
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